Il progetto scientifico Archivio Salani: illustrazione libraria tra Otto e Novecento nasce dalla collaborazione tra la Adriano Salani Editore (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol) e la Scuola Normale Superiore di Pisa Migliaia di libri, autori e generi letterari del gruppo editoriale Mauri Spagnol di cui la nostra casa editrice fa parte
seguici su: Seguici su Facebook Seguici su Twitter Seguici su Youtube
Centocinquant'anni di Salani

Centocinquant'anni di Salani

Un anniversario formidabile per la casa editrice

Pullman Philipdi Philip Pullman

Centocinquant'anni! È un'età formidabile. Per qualsiasi azienda arrivare a centocinquant'anni è notevole, ma per un editore è meraviglioso.
Considerate che cosa devono fare gli editori. Prima di tutto devono distinguere un buon libro da uno cattivo. Ho passato tre anni a studiare letteratura all'Univeristà di Oxford e alla fine non ero ancora in grado di distinguere un buon libro da uno cattivo, ma gli editori lo devono fare tutti i giorni.
Poi, quando trovano un buon libro, devono tentare l'autore perché glielo lasci pubblicare. La maggior parte degli autori, per quanto ne so io, si fanno tentare piuttosto facilmente. Alcuni sono disposti a vendere l'anima per un buon pranzo. Io l'ho venduta diverse volte. Ma non è così facile, pranzare con un autore, perché l'unico argomento di cui gli autori vogliono parlare è se stessi, e tuttavia l'editore deve continuare a mostrarsi interessato fino al caffè. Immagino che alla Scuola per Editori si allenino con dei fantocci - figure a grandezza naturale programmate per parlare due ore di se stesse, mentre gli aspiranti editori devono ordinare i piatti, mangiare, sorridere, versare il vino, rivolgere ogni tanto una domanda ammirata e stare svegli. Intanto, gli istruttori li osservano attentamente, annotando tutte le volte che gli aspiranti ripetono una domanda o sbadigliano o si dimenticano il nome del fantoccio e misurando con un cronometro le volte che si addormentano.
E quando si laureano fanno questa cosa tutti i giorni. Immaginate lo stress! Non c'è da stupirsi se gli editori hanno la costituzione fisica degli eroi dell'antica Roma. Ma il risultato di questo allenamento è un'incantevole compagnia, un ospite generoso e un saggio consigliere. O per lo meno, tutti i miei editori sono così.
Un'altra cosa che devono fare gli editori è offrire consigli per migliorare i libri che devono pubblicare. Ora, non c'è autore al mondo che creda possibile migliorare la sua opera. Gli autori sanno che ogni libro che scrivono porta l'arte della letteratura a vette tali che gli altri scrittori digrigneranno i denti per la disperazione e il Comitato per il Premio Nobel deciderà che non c'è bisogno di discutere di nessun altro. Gli editori devono condividere questa opinione, naturalmente, ma hanno l'astuzia di suggerire che con qualche minimo cambiamento al testo, perfino gli dei rimarranno a bocca aperta per la meraviglia. L'autore si lascia convincere, i cambiamenti vengono apportati, il libro è pubblicato... ma il mondo va avanti come prima. Non escono recensioni, a parte una breve segnalazione in un giornale di provincia che sbaglia a scrivere il nome dell'autore. Il Premio Nobel viene assegnato di nuovo a una qualche nullità. Dagli dei solo silenzio.
E la verità è che l'editore è costernato dall'insuccesso quanto l'autore.
Questa è la prova che, nonostante quanto sostengono alcuni scrittori inaciditi e meschini, gli editori hanno un'anima. Conoscono la compassione, sanno soffrire con i loro autori. Siamo dalla stessa parte.
In tempi recenti, sia gli scrittori che gli editori hanno avuto motivo per pensare alla loro reciproca relazione. Cinque secoli fa ci fu la prima grande rivoluzione nell'editoria, con l'invenzione della stampa. L'Italia fu uno dei primi grandi centri della tipografia e dell'editoria, e lo è rimasta. Ma durante la nostra generazione - da quando io ho cominciato a scrivere - c'è stata la seconda grande rivoluzione. L'editoria digitale e internet cambieranno tutto, forse. Di sicuro stanno cambiando il modo in cui i libri vengono letti e distribuiti. Se i fondatori della grande casa editrice Salani avessero potuto vedere, centocinquant'anni fa, cose come Kindle, o la vendita on-line, o Amazon, o il print on demand, non avrebbero potuto credere alla loro esistenza. Questa rivoluzione è così radicale in tutte le sue implicazioni che ci vorranno altri cinque secoli, mi azzardo a dire, per capire che cosa ci è successo.
E tuttavia al fondo di tutto c'è una semplice relazione tra tre entità. Il libro, il lettore, e l'editore. Il lavoro dell'editore è di presentare l'uno all'altro. (Non includo l'autore in questa semplice relazione perché gli autori e i lettori sono in grado di mettersi d'accordo tra loro e a volte lo fanno. A volte gli scrittori sposano i loro lettori, ma nemmeno in questo caso sono gli editori a combinare il matrimonio, anche se a volte vi vengono invitati). L'editore si fa carico di portare il libro a quanti più lettori possibile, e credo che gli autori dovrebbero capire un po' meglio di quale compito arduo, ingrato e sfiancante ciò rappresenti. Forse una volta all'anno gli scrittori dovrebbero levare i bicchieri alla salute degli editori e ringraziarli per il compito che assolvono, un compito umano, un compito grande e prezioso, un compito che ci rende tutti più civili.
E forse una volta ogni centocinquant'anni un editore che ha lavorato per tanto tempo, che ha portato tanti libri a tanti lettori, che è sopravvissuto al ventesimo secolo con tutti i suoi pericoli e le sue difficoltà, si merita un grande festeggiamento. Saluto la grande casa editrice Salani e la ringrazio con ammirazione e centocinquanta urrà. E sono sicuro che tra centocinquant'anni un altro scrittore ci inviterà tutti a levare il calice al trecentesimo anniversario di questa grande azienda. Quelli tra noi che saranno ancora vivi festeggeranno più forte di tutti. Alla Salani!

Scrivi un commento