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Intervista a J. K. Rowling

Intervista a J. K. Rowling

l'autrice parla del suo libro appena uscito in Italia, Il seggio vacante

di Redazione Salani

"Il seggio vacante" è radicalmente diverso da Harry Potter. Che cosa ti ha spinto a scriverlo?

Questa volta ho avuto l'idea su un aereo (non su un treno) e ne sono stata immediatamente entusiasta. È un altro romanzo che parla di moralità e mortalità, come era Harry Potter, ma è contemporaneo. È ambientato in una piccola comunità, il che ha voluto dire scrivere di personaggi di età completamente diverse, dall'adolescenza fino ai sessant'anni e oltre. Adoro i romanzi dell'Ottocento che si svolgono in piccole città o villaggi. Questo è il mio tentativo di proporne una versione moderna. 

Come mai si intitola "A casual vacancy"? Sono stati valutati altri titoli? 

Il titolo di lavorazione era "Responsabilità", perché uno dei temi centrali è quanto ognuno di noi sia responsabile del posto che occupa nella vita - della propria felicità, salute e fortuna economica. Ma anche la responsabilità che abbiamo verso altre persone - i nostri compagni, i nostri figli e la società in generale. Ma quando mi sono imbattuta nella locuzione 'a casual vacancy', che è la formula burocratica per indicare il seggio lasciato vuoto in un consiglio a seguito della morte di uno dei membri, ho capito che il titolo giusto sarebbe stato quello. Mi sono piaciuti i suoi diversi livelli di lettura. Prima di tutto, mi sono detta che la più grande delle "vacanze improvvise" fosse la morte stessa, che spesso giunge senza clamore e crea vuoti impossibili da riempire. Inoltre, mi rendevo conto che i miei personaggi hanno lacune e mancanze nelle loro vite che cercano di riempire in molti modi diversi: con il cibo, con l'alcool, con le droghe, con le fantasie o con comportamenti ribelli. Anche queste si possono chiamare "vacanze improvvise": quei piccoli vuoti che forse non siamo perfettamente consci di avere e tuttavia sentiamo il bisogno di colmare. 

Il romanzo è stato definito "black comedy". Che cosa ci puoi dire dell'umorismo nel libro? 

È un umorismo piuttosto nero, in effetti, ma personalmente non definirei il libro "black comedy". Forse una tragedia comica! 

Pensi che sia un libro particolarmente "inglese"? In che misura parla della società inglese contemporanea e in che misura di temi universali? 

Anche se l'ambientazione e i personaggi sono, credo, inglesi allo stato puro, nel libro affronto temi universali. Le istanze sociali sono rilevanti ovunque: conflitti di coppia e generazionali, tensioni tra genitori e figli, conflitti ideologici. 

È un libro che parla delle divisioni in una comunità; e una di queste divisioni è quella tra adulti e ragazzi. Come mai? 

Man mano che nelle società occidentali le famiglie diventano sempre più povere, i bambini e gli adolescenti ricevono un'educazione molto diversa rispetto a chi è cresciuto negli anni Cinquanta o Sessanta. C'è anche un grande gap generazionale in termini di comunicazione. Facebook, Twitter e gli sms sono il regno dei giovani e penso che una delle sfide con cui si devono confrontare i genitori oggi, ancora di più che nelle generazioni precedenti, consiste nel capire le questioni dei social media, con cui gli adulti spesso non hanno molta familiarità. 

Che cosa ti affascina nello scrivere dell'adolescenza? 

Penso che sia la fragilità degli adolescenti, nonostante siano spesso stigmatizzati come pericolosi o distruttivi. È un periodo della vita estremamente vulnerabile. Si emerge dall'infanzia e ci si rende conto che quella è la vita che si deve vivere; con tutto ciò che comporta. Ci si accorge di vivere, e del tempo che passa, in un modo in cui da bambini non ci si accorgeva.

Gli adolescenti spesso vivono in casa con genitori di mezza età, producendo una delicata combinazione tra un adolescente che improvvisamente si rende conto di dover fare delle scelte e assumersi delle responsabilità che condizioneranno la sua vita futura, e dei genitori che forse rimpiangono le proprie scelte e al tempo stesso si rendono conto ogni giorno di più della propria mortalità. Può essere una combinazione esplosiva. Certamente lo è in questo romanzo. 

Tu affronti temi molto seri, tra cui autolesionismo, prime esperienze sessuali, uso di droghe e stupro. Che genere di ricerche hai dovuto svolgere? 

Non ho svolto ricerche nel senso di aver avuto la necessità di imparare questi argomenti da zero. Nonostante il libro sia un'opera di immaginazione (nessun personaggio è basato su un modello reale), ho conosciuto persone simili a questi personaggi nel corso della mia vita piuttosto insolita. In un certo momento della mia esistenza sono stata molto, molto povera. Evidentemente c'è stato un enorme cambiamento nella mia fortuna personale, di cui sono molto grata. Ma ho conosciuto persone che assomigliano a ognuno dei personaggi del libro. 

Quanto ti ha ispirato la tua esperienza di insegnante? 

Mi è stata molto utile. Ho insegnato nella scuola pubblica, il che significa che nelle scuole dove lavoravo non c'era alcuna selezione degli studenti. C'erano gruppi di studenti molto diversi in ogni classe. Certamente, la mia descrizione degli adolescenti ne è stata influenzata, ma ho attinto molto di più dall'esperienza dall'aver frequentato io stessa una di quelle scuole da studente e dai miei ricordi di adolescente. 

E la tua esperienza di madre? 

C'è un'ampia varietà di madri in questo romanzo. Tre donne sono rimaste incinte senza volerlo e, nel contesto del tema della responsabilità, questo era un modo di esplorare come la biologia possa influenzare le scelte di una donna, anche in quest'epoca in cui la contraccezione è accessibile a tutti. Ci sono genitori benintenzionati, nel libro, ma in generale direi che tutti e cinque i miei adolescenti soffrono, chi più chi meno, degli errori dei propri genitori. Per esempio, in una famiglia entrambi i genitori sono medici e hanno trasmesso ai figli l'ansia del successo nella vita. Un tipo di pressione molto borghese! All'altra estremità dello spettro c'è una ragazza che vive in una famiglia estremamente povera e deve fare da genitore alla propria madre. Ma fare i genitori è la cosa più difficile del mondo e penso che rendersene conto farebbe bene a tutti noi! 

È questa la tensione cruciale del libro? 

È una grande fonte di tensione, ma ce ne sono altre: per esempio il conflitto tra le esigenze della famiglia e quelle del lavoro. Tuttavia, il conflitto centrale è l'annoso scontro di valori all'interno della cittadina di Pagford, un villaggio rurale e pittoresco che però ha la responsabilità di amministrare un quartiere di case popolari dove imperano la disoccupazione e la dipendenza dalla droga. 

Che cosa ti senti di dire a chi si aspettava un libro più simile a Harry Potter? 

Uno scrittore deve scrivere quello che vuole; anzi, quello che ha bisogno di scrivere. Avevo bisogno di scrivere questo libro. Spero che a qualcuno possa piacere. Non mi turba l'idea che a qualcuno possa non piacere e certamente non mi arrabbio se c'è chi vorrebbe altro Harry Potter; lo prendo come un complimento! Certamente scriverò ancora per bambini, perché adoro farlo e non credo che smetterò mai. 

Che cosa farai adesso? 

Non voglio prendere impegni (perché mi piace moltissimo non avere scadenze) ma penso che il prossimo libro che pubblicherò sarà per bambini. Ho una cosa sul mio computer che è quasi finita. Ma mi riservo il diritto di cambiare idea!

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