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| L'ALBERO DI GOETHE | ![]() |
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IL LIBRO Willi ha quattordici anni ed è tedesco. Non sa cosa ci sia scritto sui volantini che suo fratello tiene nascosti in cantina. Sa solo che suo fratello è malato e che deve aiutarlo, così distribuisce i volantini al posto suo. Arrestato dalla Gestapo, deportato a Buchenwald, Willi rimane traumatizzato e perde la memoria; sopravvive solo grazie all’amicizia dei coetanei compagni di prigionia. Passano i mesi, e per lui si prepara la prova più difficile: fino a quel momento la loro vita è dipesa dall’abnegazione di un compagno che scambiava il proprio corpo con cibo, bevande e piccoli ‘favori’; ora quel sacrificio viene chiesto a lui... UN BRANO "Situato nei dintorni di Weimar, il campo di concentramento di Buchenwald venne costruito nel 1937. Vi morirono circa 50.000 persone. Weimar è una città famosa per la sua vita culturale. Qui vissero Bach, Goethe, Schiller, Liszt. Goethe amava passeggiare nei dintorni, in particolare sedersi e scrivere all’ombra di un faggio sulle pendici dell’Ettersberg: fu nei pressi di quel luogo che i nazisti costruirono il campo di concentramento." L'AUTORE La biografia di Helga Schneider è ampiamente nota, come i suoi libri: Il rogo di Berlino (Adelphi), Porta di Brandeburgo e Il piccolo Adolf non aveva le ciglia (Rizzoli), Lasciami andare, madre (Adelphi), Stelle di cannella (Salani, Premio Elsa Morante Ragazzi 2003); nel 2004 è uscito per Adelphi L’usignolo dei Linke.
Nasce nel 1937 a Steinberg (ora Polonia),
da genitori austriaci residenti a Berlino, dove trascorre gli anni dell’infanzia. Nel 1941, mentre il padre è al Fronte, la madre abbandona i figli per diventare membro delle SS e infine guardiana nei campi di sterminio, ultima tappa Auschwitz-Birkenau.
Nel 1942 il padre si risposa e la seconda moglie non esita a far internare due volte la bambina in istituti di rieducazione.
In Germania è il periodo più duro della guerra: manca tutto, cibo, acqua potabile, elettricità, assistenza sanitaria;
i bombardamenti si susseguono giorno
e notte. Alla fine del 1944 una zia acquisita, che lavora al Ministero di Goebbels, coinvolge Helga e il fratellino in un'operazione propagandistica, inserendoli
in un gruppo di cosiddetti “piccoli ospiti del Führer”: i bambini sono ricevuti da Hitler nel suo bunker. Nel 1948 la famiglia fa ritorno in Austria; a diciassette anni Helga fugge di casa e, per mantenersi agli studi, lavora nelle birrerie. Helga Schneider vive nel nostro Paese dal 1963. Ha rivisto sua madre due volte, nel 1971 e nel 1998.
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L'ALBERO DI GOETHE |
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